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Camminata
Cammino verso casa su marciapiedi deserti, percorrendo strade silenziose.
Sarei tentato di fermarmi ad osservare le auto in sosta, più
immobili del solito, come animali in letargo. Tenderei volentieri
l'orecchio per percepire i deboli rumori notturni. Ma ho paura.
Un mio amico è stato assassinato. Il giovane padre di due
deliziose bambine è volato in cielo abbracciato ad una pallottola.
Se pensassi al Barone di Munchausen sorriderei. In un assassinio
non si può sorridere: o si urla o s tace. E tacendo ci si
urla dentro tutta la nostra impotenza.
Ho paura per come siamo diventati inumani. Quale certezza si può
dare alla propria vita quando si è coscienti che un nostro
simile può distruggerla, restare impunito e perseverare nel
suo criminale agire. Ho paura di riconoscere che taluni uomini non
meritano la vita che hanno. Fossi dio, gliela toglierei. Non lo
sono.
Mi affretto.
Nonostante l'ora tarda sento il rumore di un'auto. Raggiungo la
serratura e sono salvo. Sono vivo. Mi nutro di rimorso, dolore e
speranza. Chiuso dentro non ho nulla da temere. Ho lasciato il demone
all'esterno, e torno ad essere ragionevole.
Non avevo bisogno di scappare: nessuno mi inseguiva. Non avevo nulla
da temere: non ho mai avuto conti in sospeso con alcun malvivente.
Non avevo neanche tanti soldi in tasca: nulla d'importante che mi
potessero rubare.
Tutto sommato, potevo ben godermi la passeggiata notturna.
Allora perché, mi chiedo, sto ancora sveglio a pensarci?
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